Hokusai: sulle orme del Maestro in esposizione all’Ara Pacis

All’Ara Pacis, dal 12 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018, si tiene la mostra delle opere di uno dei maestri indiscussi dell’arte giapponese: Katsushika Hokusai. Le opere immaginifiche e inconfondibili del Maestro del Sol Levante vengono messe a confronto con quelle di alcuni artisti che hanno preso ispirazione dal suo lavoro, in una mostra che non ha eguali e che vuole portare a conoscenza del grande pubblico uno stile artistico unico ancora poco noto nel nostro Paese.

 

L’Ara Pacis: storia di un museo

L’Ara Pacis Augustae è un Altare eretto dall’imperatore Augusto nel 9 a.C. per celebrare la Pace, intesa come divinità. Emblematico il luogo scelto per questo Altare, che originariamente si trovava all’interno dell’area del Campo Marzio ad esattamente un miglio romano (equivalente a 1472 metri) dal pomerium, il limite cittadino superato il quale i consoli perdevano i poteri acquisiti in occasione delle spedizioni militari e riacquisivano i poteri civili. L’Ara Pacis fu spostata dal suo luogo originario a causa dei danni causatigli dall’acqua e dall’umidità, data la sua estrema vicinanza al fiume Tevere, all’epoca privo di argini.

La storia del restauro e della riqualificazione del sito archeologico è stata lunga e travagliata, e ha coinvolto progetti di attori di vario genere e di varie fazioni politiche.

La prima importante opera di restauro dell’Ara Pacis fu avviata negli anni ’30 per il volere di Mussolini di festeggiare il Bimillenario Augusteo. In quell’occasione l’Altare fu posto nel luogo dove si trova adesso e fu protetto da una teca progettata dall’architetto Ballio Morpurgo.

La sua forma attuale si deve invece a dei lavori di restauro avvenuti a partire dagli inizi degli anni 2000 e affidati all’architetto americano Richard Meier, che ha creato una teca trasparente da porre intorno all’Altare a protezione della struttura e dei bassorilievi che lo adornano, permettendone al tempo stesso la visione dall’esterno. Il museo dell’Ara Pacis è stato inaugurato, dopo anni di lavori, in occasione di un natale di Roma: il 21 aprile 2006.

 

Hokusai: sulle orme del Maestro

Katsushika Hokusai (1760-1849) è certamente l’esponente di maggiore spicco della corrente artistica “Ukiyo-e”, di epoca Edo. Maestro indiscusso della cosiddetta arte delle “Immagini del Mondo Fluttuante”, Hokusai è sempre in grado di trasmettere le sue emozioni e la bellezza dei soggetti attraverso i colori e le tecniche utilizzate nelle sue opere. Presso il museo dell’Ara Pacis sono in esposizione ben 200 opere (100 in due rotazioni per preservarne i delicati materiali) che rappresentano soggetti di vario genere. I principali filoni artistici di cui fanno parte le opere in mostra sono “Meisho”, “Bijin”, “Surimono” e “Manga”.

Meisho

Il termine “Meisho” sta ad indicare la rappresentazione dei luoghi celebri. Questa forma d’arte divenne estremamente celebre in epoca Edo a seguito della diffusione della cultura del viaggio. Grazie all’ampliamento delle vie di comunicazione il turismo vide una grande diffusione nel Paese del Sol Levante. Fu proprio in questo periodo che le immagini dei luoghi celebri e imperdibili del Giappone, riprodotte in diverse forme e con diversi materiali e colori, acquisirono una grande rilevanza presso i viaggiatori e le tecniche e le colorazioni di Hokusai contribuirono in larga parte all’affermazione e al successo di questa forma d’arte (si pensi, ad esempio, che il Maestro fu il primo ad utilizzare il blu di Prussia in Giappone).

Bijin

Il termine “Bijin” sta ad indicare le beltà femminili, spesso soggetto di rappresentazioni artistiche di grande pregio in epoca Edo. I soggetti prediletti dell’arte bijinga erano le cortigiane, le geishe e in generale le donne che popolavano i quartieri del piacere delle città giapponesi. Anche in questo caso i colori e i materiali su cui venivano realizzati i soggetti femminili erano di altissimo pregio (ad esempio spesso si utilizzava la seta). Dell’arte bijinga facevano parte anche le “Shunga”, immagini erotiche, e le “Abunae”, cosiddette immagini pericolose, che ritraevano, senza però mostrarle appieno, delle scene amorose.

Surimono

Il termine “Surimono” sta ad indicare le “cose stampate”. Questa è una forma d’arte molto particolare e piuttosto lontana dalle tradizionali forme d’arte occidentali, infatti i Surimono sono biglietti di auguri o di invito a cerimonie del tè o a raduni di circoli artistici, o ancora calendari, solitamente commissionati da privati per piccole cerchie di persone. Il più delle volte alle minuziose creazioni artistiche venivano accompagnati brevi versi di poesia o di prosa.

Manga

Con il termine “Manga” si vuole fare riferimento a dei libri illustrati, solitamente dei manuali dettagliati rivolti a pittori, professionisti e principianti. Hokusai ha riportato all’interno dei suoi quindici Manga l’essenza della sua arte e, in un certo senso, della bellezza del Giappone, essendo questi una raccolta minuziosa e dettagliata delle bellezze imperdibili del Paese del Sol Levante e dunque una sorta di enciclopedia della cultura e dei paesaggi giapponesi, rappresentati fin nel dettaglio più piccolo e in diverse stagioni e condizioni atmosferiche.

 

Info utili: orari e prezzi

“Hokusai. Sulle orme del Maestro” è in mostra presso il museo dell’Ara Pacis, sito in Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli), dal 12 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018. La mostra è accessibile tutti i giorni della settimana dalle 9.30 alle 19.30; dal 4 novembre tutti i sabati la chiusura della mostra sarà alle 23.30.

Il prezzo di un biglietto d’ingresso intero per la sola mostra è di 11€, mentre il costo di un biglietto ridotto è di 9€. È possibile acquistare il biglietto combinato per Ara Pacis + mostra a un costo intero di 16€ per i residenti a Roma e di 17€ per i non residenti a Roma; il biglietto combinato ridotto costa 12€ per i residenti a Roma e 13€ per i non residenti a Roma.

Per conoscere tutti i dettagli della mostra visita il sito ufficiale dell’Ara Pacis.